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Biker di Magliano

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Postato 18-10-2007 alle 00:22:26 da End of Time
Updatato 18-10-2007 alle 11:52:49 da End of Time

Scritto per MTBWORLD agosto 2007

Bussano. Stavolta con insistenza. È domenica, neanche le nove. Apro e li vedo. Sono in tre, alti un metro e un barattolo, mani sporche di grasso e facce sorridenti, fiduciosi. Tanta premura ha un motivo, la bici di “Silver” ha la ruota che non gira più, il tempo si preannuncia ottimo, se vogliono uscire devo sistemargli il guaio. Il giorno prima si erano fatti nove chilometri a piedi per portare la bici in città, dal “ciclista”, le mamme non lo sapevano e al ritorno le hanno buscate. «E il ciclista?», domando svitando il mozzo. Il ciclista ha detto che non valeva la pena aggiustare una bici del supermercato e che se volevano la manutenzione, la bici dovevano comprarla da lui. «Tornate con mamma», ha detto mentre uscivano. C’è un raggio rotto, sentenzio.
Datemi un minuto per il caffè.

Quello con la ruota rotta è in Italia da cinque dei suoi undici anni, gli altri due sono un pelo più grandi, abruzzesi da generazioni, girano sempre insieme e le loro “bici da supermercato” rappresentano una delle poche alternative al bar, alle solite diatribe sul calcio o sulle specifiche di macchine che probabilmente non potranno mai comprare. I loro genitori li conosco altrettanto bene, gente onesta, lavoratori, magari costruiscono e tengono in ordine le case dei loro compagni di scuola, quelli che di bici da supermercato potrebbero averne una al giorno, quelli a cui basta dire “Papà mi compri…” e il papà compra, l’importante è che però si dica prima “per favore”, perché si usa così da bambini educati.


Ho sistemato la ruota, colazione corretta da bravo diabetico osservante, aspetto il mio compagno di uscita. Lui è “grande”, finisce quest’anno la terza media, ha pure il telefonino uguale al mio col quale mi ha tempestato di messaggini per tutta la settimana, per via del tempo incerto che comprometteva la domenica. Si presenta con lo sguardo fiero di chi è stato ammesso a uscire con i grandi, per merito, sia ben chiaro. È il simbolo incarnato della voglia di andare in bici, si è attaccato allo zaino il casco della moto da strada, non ho mai capito se è suo o del fratello, sa che senza non lo porteremmo da nessuna parte. Ormai per lui è un’abitudine, zainetto, jeans strappati in attesa che arrivi la mimetica, robusti scarponi da escursionismo «Perché ecco, le rocce so’ toste». Il suo abruzzese è più vero degli altri, l’accento è più grave, profondo quasi come le rughe del nonno, che conosceva per nome tutti i sassi della zona. La bici se l’è comprata da solo, prima aveva una Pininfarina, il padre avrebbe voluto comprargli una bici da corsa, lo vedeva impennare e camminare per tutta via Cicolana con una ruota sola, e forse aveva pensato che prima o poi avrebbe messo giù anche l’altra, e magari avrebbe fatto strada, molta strada, come il “nostro” campione Vittorio Marcelli. Ma suo padre non fece in tempo ad acquistargli la bici e lui, rimasto solo, ha provveduto da sé. Ha lavorato da elettricista durante tutta l’estate e con l’aiuto della madre e del fratello alla fine si è portato a casa una vera bici freeride, con tanto di freni a disco e forcella da 150. Una settimana dopo l’acquisto, la madre mi incontra per strada, abbassa il finestrino e fa «... Bel lavoro, che hai fatto! Adesso non scende più dalla bici neanche per mangiare». Ci siamo guardati in faccia e abbiamo riso di gusto.

Non siamo in molti, noi biker di Magliano, o almeno non lo siamo rispetto a quanti vanno su strada.
Quello che è certo è che siamo ben assortiti. Il tratto che accomuna tutti è la passione smodata per questo sport, nata un po’ per caso e un po’ per necessità. Le possibilità per i ragazzi tra i tredici e i diciotto, non sono infinite, i più grandi hanno la macchina e possono andarsene, ma gli altri…devono fare i conti con quello che c’è qua; un paese di tremilacinquecento anime dove la natura almeno, ha fatto il suo dovere.

Quando uno esce con noi poi non può più farne a meno, sapere che si può spegnere la playstation e trovarsi in meno di dieci minuti a schivare pini altissimi che “attraversano senza guardare” il sentiero della Ripa (almeno così sembra, quando vai in velocità), trovarsi insieme a sistemare un sentiero in mezzo alle buche dei cinghiali, tra il profumo e le spine dei ginepri, e studiare dove mettere le passerelle nel letto di un torrente in secca. Beh, non riesci a spiegarlo, quando torni in paese e ti chiedono «Ma che cavolo andate a fare?». Uno racconta, ma invece di ascoltare vale molto di più vedere che hanno una faccia davvero contenta, quando mimano il gesto delle mani sul manubrio che girano nell’aria per mostrare come hanno fatto questa o quella manovra. È la faccia che parla, non la bocca.

Il progetto di lavorare con i ragazzi ha radici antiche, profonde. Partono dal tempo in cui si frequentava l’oratorio e c’era sempre qualcuno che perdeva tempo con noi. Già, perché stare con i ragazzi per qualcuno è una perdita di tempo: i loro discorsi sono inutili, noiosi, ascoltarli quando si hanno mille cose importanti da fare vuol dire sprecare risorse. Magari è per questo che loro si abituano a evitare il dialogo, con gli adulti soprattutto. Quando fanno qualcosa e vorrebbero raccontarla a qualcuno che non si interessa, perdono la fiducia in quello che fanno, nelle loro capacità. E allora vogliono crescere in fretta, scimmiottano gli atteggiamenti dei grandi, rifiutano la loro adolescenza: per loro è sinonimo di sofferenza e inadeguatezza. Dove porta questa strada lo sappiamo tutti, o forse dobbiamo ancora impararlo.
Nel Centro di Aggregazione del paese c’è il serbatoio in cui attingere nuove leve per il gruppo: il Centro nasce con un finanziamento per la prevenzione contro le tossicodipendenze, ci vanno quasi tutti i ragazzi, tutti i pomeriggi, soprattutto quando piove e non c’è davvero niente da fare. Il reclutamento è semplice, non c’è quasi bisogno di parlare, in zona c’è qualche scalinata, qualche elemento di arredo urbano che si presta a diventare un “drop”, il rumore dell’atterraggio di una Norco “da guerra” rimbomba nel gruppetto dei ragazzi e l’eco resta a lungo nel silenzio irreale che domina la scena.
Potresti avere settant’anni, o magari essere stato la vittima preferita degli scherzi di quei ragazzacci per chissà quanto tempo (magari sono loro che ti hanno verniciato la macchina con le bombolette spray, due mesi fa), ma quando atterri da un metro e ottanta sul piatto fai lo stesso effetto di Goku Super Sayan che lancia l’onda energetica. Da quel momento sarai nei loro telefonini, nei loro discorsi, e quando gli farai provare la bici... nel loro cuore.
Con questo sistema si è formato lo zoccolo duro, il nocciolo dei Biker di Magliano, quelli che come il Compare conoscono bene le regole e sanno che siamo sempre aperti a tutti.

continua qui
http://www.bike-board.net/community/...blog.php?b=145

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Commenti

  1. Old Comment

    consiglio acquisto ciclocomputer

    salve a tutti... dovrei prendere un nuovo ciclo computer magari con qualche funzione extra tipo altitudine pendenza ecc...sui 200euro posso trovare qualcosa di buono sul mercato... cosa mi consigliate?? grazie in anticipo x le risposte che darete...
    Postato 11-08-2009 alle 22:01:38 da rize rize non  è collegato
  2. Old Comment
    L'avatar di Gepp1
    Bene bravissimi finalmente anche noi adulti capiamo o meglio ci ricordiamo come funziona l'adolescenza....tenete duro ragazzi che c'è bisogno di più frirraid a qst mondo per salvarsi dalla m...a!!!
    Postato 13-08-2009 alle 10:29:45 da Gepp1 Gepp1 non  è collegato
  3. Old Comment
    ben scritto, ma la cosa più bella è lo spirito.
    vieni con noi e capirai altre cose, non migliori o peggiori, ma altre.
    è bella pure la serie A, la motogp, le macchine.. ma la bici oltre a parlarne la puoi fare.
    con le gambe, le mani, le parole, i pensieri ed i sogni.
    grazie
    francesco
    Postato 14-08-2009 alle 15:42:04 da frred frred è  collegato
  4. Old Comment
    L'avatar di jossy
    bella frered
    Postato 29-08-2009 alle 17:56:19 da jossy jossy non  è collegato
  5. Old Comment
    L'avatar di apenseri
    C'è una parola italiana che in molti paesi del mondo usano perchè ha un significato difficilmente eguagliabile:
    BRAVO!
    Postato 06-02-2010 alle 22:33:13 da apenseri apenseri non  è collegato
    Updatato 28-02-2010 alle 14:50:05 da apenseri
  6. Old Comment
    veramente bello ...bravi
    Postato 10-02-2010 alle 21:35:37 da fazzi fazzi non  è collegato
  7. Old Comment
    complimenti !
    Postato 15-02-2010 alle 20:49:47 da Marco87ve Marco87ve non  è collegato
  8. Old Comment
    L'avatar di Kacci
    forza ragazzi!!! e che i "grandi" continuino nella loro formazione a far crescere i ragazzini e insegnargli un educazione. purtroppo in città questa passione per i piu piccoli si è persa per via del "tempo che manca" avete la possibilità non sprecatela...ve ne saranno grati a vita portando con loro un ricordo molto profondo. BRAVI DAVVERO
    Postato 27-02-2010 alle 07:42:24 da Kacci Kacci non  è collegato
  9. Old Comment
    L'avatar di varro
    bellissimo, complimenti!
    Postato 01-04-2010 alle 21:24:09 da varro varro non  è collegato
  10. Old Comment
    L'avatar di tettabeta
    Mi ero perso questa perla.
    Massimo rispetto, e stima totale.
    La pacatezza, la saggezza e la passione di una persona matura anche se "pazzeriella" per i diversamente pedalanti.

    Respect,
    (o )Beta
    Postato 02-09-2011 alle 10:38:50 da tettabeta tettabeta non  è collegato
 

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