Il programma di riciclaggio di Trek risparmia alle discariche 32 000 kg di carbonio
[Comunicato stampa] Un anno dopo il lancio del primo programma di riciclaggio della fibra di carbonio, Trek Bicycle, in collaborazione con Materials Innovation Technologies è fiera di annunciare che oltre 32 000 kg di carbonio sono state riciclate dalla sede di Waterloo, Wisconsin. Da Aprile 2011 tutti gli scarti di produzione, componenti non conformi dei telai e telai selezionati tra quelli sostituiti in garanzia subiscono all’impiando di Material Innnovation Technologies in South Carolina un processo che li porta in condizione di essere usati per applicazioni termoplastiche rinforzate, includendo i settori aerospaziale, degli autotrasporti, medico e ricreativo.
“Siamo molto orgolgiosi dei risultati che abbiamo raggiunto in solo un anno” commenta il Senior Composites Manufacturing Engineer di Trek Jim Colegrove. “Ora che il carbonio è così diffuso nell’industria della bicicletta, è importante che tutte le case considerino l’intero ciclo di vita del prodotto”.


24/04/2012 di
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Ho visto che in Italia ci dovrebbe essere questo impianto per il recupero della fibra di carbonio: http://www.karborek.it
non si capisce però se è già attivo o meno...
altrimenti come è la prassi di smaltimento di un telaio in carbonio a fien vita?
Gli scarti asciutti venivano buttati assieme alle altre fibre.
Spero tanto che in Italia vengano smaltiti a modo ...ma chissà perché ho paura di no!
Alla fine in un modo o nell'altro ce li becchiamo, anche ad avere un telaio in carbonio c'è da farsi un esame di coscienza! io compreso!
Alla fine in un modo o nell'altro ce li becchiamo, anche ad avere un telaio in carbonio c'è da farsi un esame di coscienza! io compreso!
Comunque a me non sembra uno specchietto per le allodole. Certo che prima o poi il carbonio finirà nella spazzatura, ma fino ad allora più volte viene riciclato meglio è. Anche la carta a furia di riciclarla ad un certo punto la si butta via, non vuol dire che valga la pena di tagliare alberi nuovi per fare gli scatoloni.
Ho visto che in Italia ci dovrebbe essere questo impianto per il recupero della fibra di carbonio: http://www.karborek.it
non si capisce però se è già attivo o meno...
altrimenti come è la prassi di smaltimento di un telaio in carbonio a fien vita?
Comunque a me non sembra uno specchietto per le allodole. Certo che prima o poi il carbonio finirà nella spazzatura, ma fino ad allora più volte viene riciclato meglio è. Anche la carta a furia di riciclarla ad un certo punto la si butta via, non vuol dire che valga la pena di tagliare alberi nuovi per fare gli scatoloni.
Quando si ricicla un metallo questo rientra nella filiera produttiva, assieme alle materie prime, in un circolo praticamente infinito a cui bisogna solo aggiungere l'energia necessaria alla fusione (poca per l'alluminio, più alta per altri metalli come l'acciaio o il rame). Il materiale risultante ha le stesse caratteristiche di quello originale.
Quando si lavora con materiali compostiti (ma vale in generale per la maggior parte delle materie plastiche), invece, si ha una perdita delle caratteristiche del materiale di partenza, che finisce inesorabilmente bruciato o in discarica. Alcune resine termoplastiche permettono un passaggio intermedio prima della dismissione definitiva, come per esempio le bottiglie dell'acqua che vengo utilizzate per la realizzazione di oggetti in plastica di bassa qualità; altri come i compositi finiscono come riempitivo in prodotti pesanti, asfalti, cementi... ma è un po' come nascondere la polvere sotto al tappeto, perchè non c'è un vero ciclo chiuso del materiale.
Quando si ricicla un metallo questo rientra nella filiera produttiva, assieme alle materie prime, in un circolo praticamente infinito a cui bisogna solo aggiungere l'energia necessaria alla fusione (poca per l'alluminio, più alta per altri metalli come l'acciaio o il rame). Il materiale risultante ha le stesse caratteristiche di quello originale.
Quando si lavora con materiali compostiti (ma vale in generale per la maggior parte delle materie plastiche), invece, si ha una perdita delle caratteristiche del materiale di partenza, che finisce inesorabilmente bruciato o in discarica. Alcune resine termoplastiche permettono un passaggio intermedio prima della dismissione definitiva, come per esempio le bottiglie dell'acqua che vengo utilizzate per la realizzazione di oggetti in plastica di bassa qualità; altri come i compositi finiscono come riempitivo in prodotti pesanti, asfalti, cementi... ma è un po' come nascondere la polvere sotto al tappeto, perchè non c'è un vero ciclo chiuso del materiale.
Secondo me l'iniziativa di trek è lodevolissima (soprattutto se confrontata con quello che riciclano l'azienda e il privato medio, che credo sia pochino). Non risolverà il problema del carbonio/rifiuto ma lo riduce, e se non altro sono 32 tonnellate in meno in discarica.
Non volevo alzare una polemica, ma far aprire gli occhi a chi pensa che sia veramente un opera di riciclo! Azione quantomeno lodevole rispetto a chi nemmeno si preoccupa di che fine fa il carbonio dismesso. Solo che non deve essere uno specchio per coloro che non sanno che i materiali compositi non sono riciclabili perchè non differenziabili (ossia nel ns. caso fibre e resina sono "mixati" e non più divisibili. Se si potessero dividere allora si potrebbe riciclare qualcosa.)
Rispetto trek, ma è come se cosciente di fare del "male" alla terra poi rimediasse chiedendole scusa! Senza contare che siamo tutti complici noi possessori di telai in carbonio.
Non volevo alzare una polemica,
....e cmq 32 tonnellate spero derivino anche da fonti esterne, altrimenti sai quanti telai si sono rotti!!!!!! Paura!
Secondo me l'iniziativa di trek è lodevolissima (soprattutto se confrontata con quello che riciclano l'azienda e il privato medio, che credo sia pochino). Non risolverà il problema del carbonio/rifiuto ma lo riduce, e se non altro sono 32 tonnellate in meno in discarica.
Alla fine si passa dal dover pagare uno smaltimento a vendere degli scarti; una volta ammortizzati gli impianti, è presumibile che la voce "scarti" diventi una voce che porta utile.
Poi ben venga che si allunghi la vita dei materiali destinandoli ad altro uso e risparmiandoli alle discariche...ma questo è un po' l'effetto collaterale positivo della faccenda, non è il motivo per cui è stato fatto.
Alla fine si passa dal dover pagare uno smaltimento a vendere degli scarti; una volta ammortizzati gli impianti, è presumibile che la voce "scarti" diventi una voce che porta utile.
Poi ben venga che si allunghi la vita dei materiali destinandoli ad altro uso e risparmiandoli alle discariche...ma questo è un po' l'effetto collaterale positivo della faccenda, non è il motivo per cui è stato fatto.
una volta che qualcuno fa qualcosa di buono subito a criticare....
questo forse e un tornaconto...
una volta che qualcuno fa qualcosa di buono subito a criticare....
questo forse e un tornaconto...
Detto questo, non vorrei andare OT dato che era nata una bella discussione tecnica su materiali e tecnologie; ho solo cercato di dire la mia sull'aspetto più prettamente economico/aziendale della vicenda distaccandomi dai proclami del marketing.
In ogni caso... buona bici a tutti, carbonio acciaio o alluminio che sia
Se un'impresa facesse le cose "a perdere" fallirebbe in breve. Per questo tipo di volontariato ci sono le organizzazioni no profit, che godono di notevoli vantaggi dal punto di vista fiscale e di finanziamenti, proprio per non fallire.
L'unico modo per "convicere" un'azienda a fare un'attività buona (riciclo, riduzione emissioni, ecc..) è quello di costringerla con un sistema di sanzioni e sgravi fiscali. Poi però arrivano le aziende orientali, che hanno meno vincoli e tutto il sistema crolla...
Se un'impresa facesse le cose "a perdere" fallirebbe in breve. Per questo tipo di volontariato ci sono le organizzazioni no profit, che godono di notevoli vantaggi dal punto di vista fiscale e di finanziamenti, proprio per non fallire.
L'unico modo per "convicere" un'azienda a fare un'attività buona (riciclo, riduzione emissioni, ecc..) è quello di costringerla con un sistema di sanzioni e sgravi fiscali. Poi però arrivano le aziende orientali, che hanno meno vincoli e tutto il sistema crolla...
Tornando a bomba nello specifico, aggiungo a quanto evidenziato che un'azienda può decidere di fare una buona attività anche senza "costrizioni" ingegniandosi e sviluppando un'ottimizzazione del processo produttivo e della gestione degli scarti (con una presumibile riduzione dei costi) così come ha brillantemente fatto Trek.
lavorando da più di un decennio nel settore, volevo segnalarti che per ora, nella produzione industriale di schede elettroniche, in italia di grafene nemmeno l'ombra.
per rimanere competitivi e vendere a prezzi migliori, si usa ancora il vecchio circuito stampato in silicio, spesso di pessima qualità , prodotto di solito in cina e venduto veramente "al chilo" come al mercato.
per quanto riguarda trek, per quanto lodevole, quoto in toto chi dice che l'han fatto con un occhio prima al denaro, poi all'immagine, e molto poi al reale interesse di salvaguardia della natura.
non per nulla nelle analisi psico-sociologiche ed economiche "trasversali" sul fenomeno della moneta, questa viene comunemente classificata come "motivatore universale" (cit. Marco Della Luna - Oligarchia per i popoli Superflui - Koinè nuove edizioni.... per chi volesse...)
ergo, un'azienda non respira nemmeno, se non per fatturare.
la salvaguardia ambientale diciamo che è un "piacevole" effetto collaterale.
altrimenti al protocollo di Kyoto avrebbero aderito parecchie nazioni senza fare tanti capricci su "quanto ci costerà metterci in regola".
e guardacaso.... indovinate chi si è chiamato fuori da tale protocollo per la salvaguardia ambientale....
in ogni caso, un sicuro aspetto di un futuro ecosostenibile è proprio la materia del riciclo , materia peraltro davvero complessa.
poi il riciclo dovrebbe andare a braccietto con un'altro aspetto economico necessario che si chiama "decrescita sostenibile", ma qui sfociamo in un OT (che fa fischiare le orecchie a parecchi imprenditori...)
per rimanere competitivi e vendere a prezzi migliori, si usa ancora il vecchio circuito stampato in silicio, spesso di pessima qualità , prodotto di solito in cina e venduto veramente "al chilo" come al mercato.
per quanto riguarda trek, per quanto lodevole, quoto in toto chi dice che l'han fatto con un occhio prima al denaro, poi all'immagine, e molto poi al reale interesse di salvaguardia della natura.
non per nulla nelle analisi psico-sociologiche ed economiche "trasversali" sul fenomeno della moneta, questa viene comunemente classificata come "motivatore universale" (cit. Marco Della Luna - Oligarchia per i popoli Superflui - Koinè nuove edizioni.... per chi volesse...)
ergo, un'azienda non respira nemmeno, se non per fatturare.
la salvaguardia ambientale diciamo che è un "piacevole" effetto collaterale.
altrimenti al protocollo di Kyoto avrebbero aderito parecchie nazioni senza fare tanti capricci su "quanto ci costerà metterci in regola".
e guardacaso.... indovinate chi si è chiamato fuori da tale protocollo per la salvaguardia ambientale....
in ogni caso, un sicuro aspetto di un futuro ecosostenibile è proprio la materia del riciclo , materia peraltro davvero complessa.
poi il riciclo dovrebbe andare a braccietto con un'altro aspetto economico necessario che si chiama "decrescita sostenibile", ma qui sfociamo in un OT (che fa fischiare le orecchie a parecchi imprenditori...)
perciò fin che Noi gli compriamo le Bici, possono far vedere che fanno anche i braviii con queste iniziative, poi come diceva LukaFreestyle ne daranno del lavoro di recupero...
ora vado in bici ma non con una Trek...