La pista ciclabile
A mia un mi ha capitato mai, ma al comune di Palermo ci assovecchiaru un fottio di piccioli della Comunita’ Europea.
Ma, siccome il diavolo fa le pignate e se ne fotte dei cummogghi, questi euri bisognava spenderli prima di subito, vasinnò addio ti dissi e se ne tornavano a Brussels sani sani.
Ora, siccome a Palemmo non manca niente ed è camurriuso capire che cosa si puo’ migliorare senza sbilanciare i delicatissimi equilibri che rendono questa città “la perla del mediterraneo”, dopo furibondi agaddi per stabilire cu avia piu’ diritto a futtirisi sti picciuli , la scelta e’ ricaduta su alcuni interventi strategici, tra cui la pista ciclabile.
Di seguito mi pregio di citare l’articolo di prima pagina a firma Nonuccio La Coca, opportunamente sponsorizzato dal cognato don Diego de La Sega, incidentalmente sindaco della Capitale:
“Si sa che il palemmitano medio vive la passione per la bicicletta in maniera viscerale, vuoi per sensibilità verso l’ecologia, vuoi per l’innata affinita’ verso l’attivita’ fisica. Recentemente un’arguto studio della prestigiosa facolta’ di sociologia della nostra Magnifica Università, ha messo in risalto come l’assenza di un’adeguata pista ciclabile ha ridotto a 2,5 pro-capite la media delle biciclette usate dai panormiti. E pertanto, visto che le automobili vengono sempre piu’ rallentate dalla densita’ di traffico dei velocipedi a due ruote, a partire da domani mattina, un nutritissimo manipolo di ex-galeotti (ex lagge sapiddu quale), finira’ di sminchiare le gia’ tartassate strade della nostra citta’ , per finirne di restringere le gia’ sifilitiche carreggiate e consentendo l’affluenza di un cannolo inesauribile di pila nelle anemiche tasche dei nostri rappresentanti.”
Immediata la reazione dei proprietari di canazzi vari, a tipo stronzhound, raso terrier, pastori protestanti etc.etc., i quali si sono visti inibire l’inalienabile diritto di fare cacare gli armali dove schifiu ci pare e piace senza limitazioni territoriali e costituzionali.
Perentoria le protesta dei negozianti taglieggiati, preoccupati per l’azzeramento degli spazi a disposizione dei maxi-scooter usati dai pacchionazzi esattori del pizzo, abituati a posteggiare con la ruota davanti dentro al negozio per evitare che qualche aspirante pacchionazzo ci futti u muturi mentre siggono la lanna e costringendorli, pertanto, dopo averli annagghiati, a squagghiarli nell’acito, con notevole aggravio sul bilancio dell’attività libero professionale.
Accorato l’appello dello scuterista medio preoccupato per l’impraticabilita’ dei marciapiedi e conseguente necessita’ di sostituzione dei copertoni con mescola da cemento di serie, per quelli da bitume nero.
Diffidenza dei cinesi panormiti, di fronte all’assemblaggio di una “cosa” che non somigliava per niente alle piste ciclabili installate presso le metropoli da loro conosciute. Mentre, addirittura, il solito personaggio spacinnato, perennemente aggritta a passuluni all’incrocio, si e’ spinto a teorizzare la costruzione di una corsia per favorire i funerali della comunita’ di commercianti orientali, che sino a quel minuto avevano officiato le esequie dei cari ammucciuni, come forma di sdignusa protesta.
Fibrillazione per l’ordine professionale degli scippatori, gia’ prostrati dall’aumento dei prezzi dei carburanti, dopo i primi allavanconi dentro alle trincee dei lavori in corso ed agli allipponi sul cemento in polvere conseguenti alle continue variazioni di traiettoria per dribblare compressori, recinzioni, fanali ed attrezzature varie conseguenti agli scavi.
Ma siccome per ora si usa il pugno di ferro, e non e’ bello alzarsi da tavola a mezza panza, il comune, tetragono alle proteste della cittadinanza, con uno sporzo titanico, ha portato a termine l’opera con tempi che manco Antibo assicutato dalla gang di dobbermann era mai riuscito a realizzare.
Ora, tralasciando il fatto che le mattonelle che costituiscono il fondo, sembrano tavolette di cioccolato fondente e trasmettono una vibrazione che le bicilette si vanno smuntanno pezzo pezzo dopo appena cinque minuti e sorvolando sul fatto che manca la segnaletica e che gli scivoli che portano sulla pista sunnu comu i scaluna della chiesa di S. Maria della Balata e hanno fatto accapputtare a cu e’ gghie’, voglio affermare che Panormo felicissima ha già mostrato capacita’ di adattamento straordinarie, dimostrando l’assoluta esattezza delle teorie evoluzioniste.
Infatti, dopo appena pochi mesi dall’inugurazione della pista ciclabile, a dire il vero non officiata a causa del fatto che si sgranaru con ampio anticipo macari la grana per la cerimonia, la città si e’ riequilibrata nei suoi delicati assetti.
I pacchiunazza sono tornati a siggere la pila posteggiando SUV, (forte!), carichi di taniche di benzina con le quattro ruote (rigorosamente motrici) sulla pista stessa.
Gli ex-galeotti, surati come Cunta Chinte, dopo le deposizioni di rito ai carrubineri che stanno indagando sulla sparizione delle attrezzature di lavoro, sono tornati a occupare Viale Regione Siciliana e Piazza Indipendenza per siggere a munita faticosamente guadagnata.
I cani sono tornati a depositare le mine ad escremento sulle traiettorie delle ruote degli incauti ciclisti che, con le proprie ruotine, schizzano merda sino al terzo piano.
Gli scippatori, testate le caratteristiche delle piste, hanno sostituito le vespe montate primavera, con piu’ adeguate motocross, generando un’impennata nell’indotto di moto da fuoristrada agghiacciate ai figli di papa’.
I cinisi, superata la diffidenza iniziale, si stanno accattannu , pa’, pa’, pa’, chi picciuluna, chilometri e chilometri di corsia rossa per farsene su sannu iddi ‘nsoccu.
Quegli scassaminchia dei ciclisti, si sono finalmente riappropriati dell’aspalto, abbandonando i marciapiedi e aiutando, con lodevoli sacrifici personali a tipo lacrime e sangue, un 118 prodigo di interventi a sirene spietate e collarini per la cervicale.
Insomma, l’hanno voluta? E ora…..pedala!
Caiomario.
A mia un mi ha capitato mai, ma al comune di Palermo ci assovecchiaru un fottio di piccioli della Comunita’ Europea.
Ma, siccome il diavolo fa le pignate e se ne fotte dei cummogghi, questi euri bisognava spenderli prima di subito, vasinnò addio ti dissi e se ne tornavano a Brussels sani sani.
Ora, siccome a Palemmo non manca niente ed è camurriuso capire che cosa si puo’ migliorare senza sbilanciare i delicatissimi equilibri che rendono questa città “la perla del mediterraneo”, dopo furibondi agaddi per stabilire cu avia piu’ diritto a futtirisi sti picciuli , la scelta e’ ricaduta su alcuni interventi strategici, tra cui la pista ciclabile.
Di seguito mi pregio di citare l’articolo di prima pagina a firma Nonuccio La Coca, opportunamente sponsorizzato dal cognato don Diego de La Sega, incidentalmente sindaco della Capitale:
“Si sa che il palemmitano medio vive la passione per la bicicletta in maniera viscerale, vuoi per sensibilità verso l’ecologia, vuoi per l’innata affinita’ verso l’attivita’ fisica. Recentemente un’arguto studio della prestigiosa facolta’ di sociologia della nostra Magnifica Università, ha messo in risalto come l’assenza di un’adeguata pista ciclabile ha ridotto a 2,5 pro-capite la media delle biciclette usate dai panormiti. E pertanto, visto che le automobili vengono sempre piu’ rallentate dalla densita’ di traffico dei velocipedi a due ruote, a partire da domani mattina, un nutritissimo manipolo di ex-galeotti (ex lagge sapiddu quale), finira’ di sminchiare le gia’ tartassate strade della nostra citta’ , per finirne di restringere le gia’ sifilitiche carreggiate e consentendo l’affluenza di un cannolo inesauribile di pila nelle anemiche tasche dei nostri rappresentanti.”
Immediata la reazione dei proprietari di canazzi vari, a tipo stronzhound, raso terrier, pastori protestanti etc.etc., i quali si sono visti inibire l’inalienabile diritto di fare cacare gli armali dove schifiu ci pare e piace senza limitazioni territoriali e costituzionali.
Perentoria le protesta dei negozianti taglieggiati, preoccupati per l’azzeramento degli spazi a disposizione dei maxi-scooter usati dai pacchionazzi esattori del pizzo, abituati a posteggiare con la ruota davanti dentro al negozio per evitare che qualche aspirante pacchionazzo ci futti u muturi mentre siggono la lanna e costringendorli, pertanto, dopo averli annagghiati, a squagghiarli nell’acito, con notevole aggravio sul bilancio dell’attività libero professionale.
Accorato l’appello dello scuterista medio preoccupato per l’impraticabilita’ dei marciapiedi e conseguente necessita’ di sostituzione dei copertoni con mescola da cemento di serie, per quelli da bitume nero.
Diffidenza dei cinesi panormiti, di fronte all’assemblaggio di una “cosa” che non somigliava per niente alle piste ciclabili installate presso le metropoli da loro conosciute. Mentre, addirittura, il solito personaggio spacinnato, perennemente aggritta a passuluni all’incrocio, si e’ spinto a teorizzare la costruzione di una corsia per favorire i funerali della comunita’ di commercianti orientali, che sino a quel minuto avevano officiato le esequie dei cari ammucciuni, come forma di sdignusa protesta.
Fibrillazione per l’ordine professionale degli scippatori, gia’ prostrati dall’aumento dei prezzi dei carburanti, dopo i primi allavanconi dentro alle trincee dei lavori in corso ed agli allipponi sul cemento in polvere conseguenti alle continue variazioni di traiettoria per dribblare compressori, recinzioni, fanali ed attrezzature varie conseguenti agli scavi.
Ma siccome per ora si usa il pugno di ferro, e non e’ bello alzarsi da tavola a mezza panza, il comune, tetragono alle proteste della cittadinanza, con uno sporzo titanico, ha portato a termine l’opera con tempi che manco Antibo assicutato dalla gang di dobbermann era mai riuscito a realizzare.
Ora, tralasciando il fatto che le mattonelle che costituiscono il fondo, sembrano tavolette di cioccolato fondente e trasmettono una vibrazione che le bicilette si vanno smuntanno pezzo pezzo dopo appena cinque minuti e sorvolando sul fatto che manca la segnaletica e che gli scivoli che portano sulla pista sunnu comu i scaluna della chiesa di S. Maria della Balata e hanno fatto accapputtare a cu e’ gghie’, voglio affermare che Panormo felicissima ha già mostrato capacita’ di adattamento straordinarie, dimostrando l’assoluta esattezza delle teorie evoluzioniste.
Infatti, dopo appena pochi mesi dall’inugurazione della pista ciclabile, a dire il vero non officiata a causa del fatto che si sgranaru con ampio anticipo macari la grana per la cerimonia, la città si e’ riequilibrata nei suoi delicati assetti.
I pacchiunazza sono tornati a siggere la pila posteggiando SUV, (forte!), carichi di taniche di benzina con le quattro ruote (rigorosamente motrici) sulla pista stessa.
Gli ex-galeotti, surati come Cunta Chinte, dopo le deposizioni di rito ai carrubineri che stanno indagando sulla sparizione delle attrezzature di lavoro, sono tornati a occupare Viale Regione Siciliana e Piazza Indipendenza per siggere a munita faticosamente guadagnata.
I cani sono tornati a depositare le mine ad escremento sulle traiettorie delle ruote degli incauti ciclisti che, con le proprie ruotine, schizzano merda sino al terzo piano.
Gli scippatori, testate le caratteristiche delle piste, hanno sostituito le vespe montate primavera, con piu’ adeguate motocross, generando un’impennata nell’indotto di moto da fuoristrada agghiacciate ai figli di papa’.
I cinisi, superata la diffidenza iniziale, si stanno accattannu , pa’, pa’, pa’, chi picciuluna, chilometri e chilometri di corsia rossa per farsene su sannu iddi ‘nsoccu.
Quegli scassaminchia dei ciclisti, si sono finalmente riappropriati dell’aspalto, abbandonando i marciapiedi e aiutando, con lodevoli sacrifici personali a tipo lacrime e sangue, un 118 prodigo di interventi a sirene spietate e collarini per la cervicale.
Insomma, l’hanno voluta? E ora…..pedala!
Caiomario.